mercoledì 20 dicembre 2017

NELL'OCCHIO DI CHI GUARDA

Fuori dal Pantages, in attesa di una cerimonia degli Oscar,
un migliaio di anni fa.
A me sembra una coincidenza interessante, ma magari sono io che mi sbaglio. Quest'anno, abbastanza accidentalmente, nel listone dei film candidati dai vari paesi come Migliore Film in Lingua Straniera agli Oscar 2018, a guardar bene si potevano trovare non uno, bensì due film italiani. Sono coinvolto in uno dei due, e cioè "The Space Between" di Ruth Borgobello, avendolo scritto insieme alla regista. Ma il nostro era il candidato dell'Australia, essendo una co-produzione per l'appunto tra Italia e Australia. Il vero candidato italiano invece era "A Ciambra" di Jonas Carpignano. 
Sia detto tangenzialmente, nessuno dei due è entrato nella shortlist dei nove nominati.
Probabilmente era già successo che ci fossero due film italiani nel listone prenatalizio dei candidati (quest'anno si è fatto il record, con oltre 90 paesi proponenti), ma rimane comunque una bizzarria dell'annata. A cui si aggiunge un'ulteriore circostanza bizzarra, finora passata quasi sotto silenzio: come film "italiani" sono decisamente... poco italiani.

martedì 5 luglio 2016

CLOUD ATLAS: e se Miniero e Genovese fossero i nostri Wachowski?

Fino a qualche anno, sulle riviste specializzate e non, si faceva un gran parlare delle cosiddette strutture multilineariCloud Atlas potrebbe essere una buona occasione per riprendere il filo del discorso - oppure per tagliarlo una volta per tutte.
Sei linee narrative si intrecciano in questo film girato, curiosa quanto inutile coincidenza, proprio a sei mani da Tom Tykwer (quello di Lola corre), e dai fratelli Wachowski (quelli di Matrix Revolutions). Sei linee ambientate in sei periodi diversi, e tenute assieme da collegamenti testuali o attoriali più o meno stringenti.
In un futuro post-catastrofico Tom Hanks, un valligiano dedito alla propria autoconservazione, deve accompagnare una Halle Berry vestita di bianco e dunque appartenente ad una società superiore (i Prescienti) in un viaggio decisamente rischioso.

sabato 16 aprile 2016

L'ETERNO RITORNO (considerazioni perplesse sulla rinascita del cinema di genere in Italia)

In Italia si ha sempre nostalgia di qualcosa.
La critica nostrana (di sottobosco o mainstream) da tempo auspica un “ritorno al cinema di genere”. Film recenti hanno ritirato fuori l’argomento. Ma stiamo davvero tornando al cinema di genere? E di cosa parliamo quando parliamo di genere?
Ho sempre pensato che il cinema di genere abbia a che fare tanto con le caratteristiche narrative dei film quanto con le aspettative del pubblico.
In un certo senso si potrebbe dire che non può esistere un film definito di genere senza un sistema più o meno articolato di aspettative da parte del pubblico.
Quando ci si aggira in libreria e si va nella sezione “gialli”, ad esempio, ci si aspetta di trovare romanzi in cui ci sia un’indagine, delitti o crimini, atmosfere specifiche, una scrittura il più delle volte asciutta, ecc.
Supponiamo che esista un paese tropicale in cui nessuno ha mai letto un giallo. Supponiamo che arrivi una spedizione di buoni colonialisti  con un’Agatha Christie a caso. Supponiamo che nel paese in questione siano selvaggi, ma buoni lettori. Nessuno si aspetterà niente di particolare dal libro: il testo verrà percepito come un prototipo, oppure riportato alle conoscenze locali.
Un giallo dal punto di vista di chi conosce già il genere, un libro e basta dal punto di vista di ipotetici lettori digiuni.
Ovviamente non è un caso molto realistico. Ma in quella situazione-limite, questo è il punto, il giallo della Christie non verrebbe letto come se fosse un libro di genere.


giovedì 16 luglio 2015

MEET ME IN FRIULI

Le riprese sono terminate, e il film è partito per l'Australia per montaggio e post-produzione - il che potrebbe sembrare curioso, ma non lo è poi tanto visto che si tratta della prima co-produzione italo-australiana mai realizzata. Parlo di "The space between", il debutto come regista di lungometraggi di Ruth Borgobello, prodotto da Idea Cinema di Claudio Saraceni, Mondo Studio Films e Fantastificio, e ambientato nel nostro bellissimo e poco conosciuto Friuli (ma per tutti i dettagli tecnici e i nomi meglio consultare Imdb e FilmItalia).
Ho l'onore (e il piacere, e il privilegio e... e via così) di firmare la sceneggiatura insieme alla regista: una collaborazione che risale a diversi anni fa, nasce da una storia che viene dal vissuto di Ruth e del marito Davide Giusto (producer per Mondo Studio), e finalmente è a pochi passi dal vedere la luce del proiettore e il buio delle sale.

giovedì 12 febbraio 2015

SI SCRIVE LOW BUDGET! LEZIONE ZERO


1.

Che cos'è un film low budget? Non è solo un film che costa poco. E' soprattutto un film in cui paghi poco chi lo fa. Alle volte non lo paghi proprio, ed ecco servito un film no-budget.
Ma tutti i film costano. Per definizione. E' vero, oggi la pellicola non è più un problema (o forse sì, ma solo per il fatto di non usarla, comunque non aprirei il dibattito), il montaggio te lo puoi fare in casa, e le videocamere digitali te le tirano dietro. Ma le voci di spesa continuano (almeno in teoria) ad essere numerose.
Uno sceneggiatore che scrive in tempi di crisi è perfettamente consapevole di questo primo fondamentale assunto:

"Tutto ciò che scriverò avrà un costo".

E se non sarà un costo in termini di soldi reali, lo sarà in termini di investimento di tempo e di lavoro da parte di regista, attori, troupe. Che è sempre una bella responsabilità.


2.

Lo confesso: ormai non riesco più a vedere i filmoni americani. E mica per questioni estetiche. E' solo che appena vedo un film americano penso: ecco, per girare questi dieci secondi hanno già speso l'intero budget del film italiano che ho appena finito di scrivere.

lunedì 26 gennaio 2015

PERCHE' E PER COME DI "SCENEGGIATURA LOW BUDGET" A OPEN

Alla libreria Open di Milano, il 14 febbraio, terrò un workshop di scrittura per il cinema chiamato Sceneggiatura low budget. Fa parte di una serie di corsi e laboratori sul tema che sto organizzando in giro per l'Italia. Parleremo di cinema low budget, di webseries, di sceneggiatura e di tante altre cose. Vedremo spezzoni di film (mica posso parlare per otto ore di fila...), faremo esercizi sull'argomento, e qualche pausa caffè (il luogo si presta).
Riguardo a questo laboratorio ci sono alcune domande che aleggiano nell'aria. Non ignoriamole e proviamo a rispondere.

"E' un laboratorio rivolto a tutti?"
Sì. Siamo ad "Open", quindi il corso è "open".
Si può avere esperienza di scrittura per il cinema oppure non averne. Chiunque voglia impratichirsi con la scrittura per il cinema o in generale per l'audiovisivo è il benvenuto. 

"Ho capito. Ma low budget... in che senso?"
Oggi chi vuole scrivere un film, un corto o una web-series deve tenere conto dei cambiamenti degli ultimi anni. Difficilmente una produzione, per girare, ti darà in mano i budget di un tempo. Uno può pure provare ad arrangiarsi (grazie alle nuove tecnologie digitali), ma anche qui la mancanza di fondi e di sostegno comporta molti rischi e problematiche.
In entrambi i casi, il problema è anche e soprattutto di chi scrive. Quindi uno sceneggiatore, che sia o meno regista, deve imparare a districarsi tra costi e limitazioni. Se no si mangerà il fegato ad oltranza, che non è il massimo.

sabato 27 dicembre 2014

UN PO' ADULTI, UN PO' BAMBINI... LOW BUDGET, LABORATORI DI SCENEGGIATURA

Credo che, oggi, in questi tempi di ristrettezze economiche perenni, uno sceneggiatore abbia solo due alternative: o diventare adulto in fretta o restare ragazzino per sempre.
I ragazzini ispirano simpatia (ok, non sempre): sono anticonformisti, casinisti, capricciosi, liberi, egocentrici. Gli adulti sono più affidabili, ma anche più noiosi.
Eppure c'è poco da fare: oggi le limitazioni economiche sono tali e tante, che se non si fa emergere un po' del proprio lato maturo, il mondo dello spettacolo farà a meno di te.

Il problema è che si tratta di una piccola contraddizione: chi fa spettacolo (cinema, webseries, TV, teatro...) resta sempre un po' ragazzino. La componente del gioco è imprescindibile. Se no meglio fare un lavoro da persone serie, e poi sbizzarrirsi nel proprio tempo libero con un hobby qualsiasi.
Ma se si vuole essere bravi autori di cinema, teatro, narrativa, l'ideale sarebbe non avere bisogno di sfogare la propria parte puerile fuori dall'orario di lavoro.

Ecco qui il problema: due esigenze e l'impressione che vadano in direzioni davvero opposte. Da una parte, il fatto che i soldi che girano nel mercato dell'audiovisivo sono molti meno che in passato - quindi: 1) si guadagna di meno 2) bisogna scrivere cose che costeranno di meno, molto di meno.
Dall'altra, la necessità di continuare a restare un po' bambini, l'importanza di sognare in grande, il bisogno, per fare un buon lavoro, di rischiare, di proporre cose nuove, originali, mai tentate prima. Come fare a conciliare queste due spinte apparentemente inconciliabili?

E' anche per questo che ho pensato ai laboratori e corsi di sceneggiatura che vanno sotto il nome di "Low Budget!"
Perché, per tenere insieme la nostra parte adulta e quella più sgangherata (entrambe indispensabili), la tecnica e le regolette servono ma non bastano: bisogna far propria una particolare mentalità, fatta di dedizione alla causa, voglia di rischiare, e conoscenza del mondo che ci circonda. Restare adulti e diventare bambini.
E proprio di questa mentalità cercheremo di parlare nei nostri incontri.
A breve proporremo due versioni diverse dello stesso format.
A Milano, in versione workshop, il 14 febbraio, alla Libreria Open.
A Roma, in versione corso di 20 ore, alla Libreria Altroquando, 21 e 22 febbraio, e 7 e 8 marzo.
Senza presunzione, con un approccio pragmatico, e con la voglia di tirarsi fuori dalle secche del periodo usando al meglio le uniche armi di cui disponiamo: il lavoro e il talento.