mercoledì 4 settembre 2024

CASABLANCA. IL TRIANGOLO INATTESO: RICK, ILSA... E RENAULT.

Ci sono finali così famosi che spesso li conosciamo anche senza aver letto il libro o visto il film. Quello di Casablanca (Michael Curtiz, 1942) ad esempio viene spoilerato con enorme nonchalance nella prima scena della versione cinematografica di Provaci ancora Sam (regia di Herbert Ross, anno 1972, ma scritto e interpretato da Woody Allen). Evidentemente si dava per scontato che nessuno si sarebbe infastidito. Ad ogni modo, nella commedia alleniana era fondamentale mostrare subito il finale di Casablanca, perché tutta la vicenda dall’inizio alla fine avrebbe ruotato attorno a quel riferimento, citandolo, ribaltandolo, e usandolo fino all’ultima scena. Dunque, parliamo anche noi del finale di Casablanca, un po’ come se fosse di pubblico dominio (altrimenti prendetevi due ore scarse per vedere il film e ci rivediamo dopo il break).

martedì 27 agosto 2024

SPOILERANDO SPOILER

Ho cominciato a pensare che fare questo corso fosse una buona idea non solo perché il titolo che mi era venuto in mente (Spoiler) suonava benissimo (suona benissimo, no?), ma soprattutto perché la mia esperienza come autore mi confermava che dai finali c’era sempre da imparare. E quindi, visto che si parte sempre dalla propria esperienza, perché non provare?

In tutte le cose che ho scritto (film, romanzi, racconti, opere teatrali) la stesura del finale ha ogni volta portato con sé domande e dubbi mai sperimentati prima. Tutte le sante volte c’è sempre stato qualcosa da imparare: una roba piuttosto seccante, se si ha la pigrizia come valore etico fondativo. Qualcosa da imparare, ergo: qualche muro contro cui andare a schiantarsi. 

Poiché coltivo un’immagine leggera della pratica della scrittura, dopo lo schianto contro il muro non penso segua il tormento, la sofferenza e lo sturm und drang. Piuttosto, come nei cartoni animati, ci si scuote un po’ storditi, magari con gli uccellini che ti girano attorno alla testa, poi ci si rimette in piedi con un balzo, e si cerca una strada per aggirare quel muro. O abbatterlo. O scavalcarlo. Oppure scriverci sopra “the end” e tornarsene a casa (può capitare).

Poi c’era un’altra faccenda: ogni volta ragionare su come deve andare a finire una storia (il verbo modale non è scelto a caso), implica un ragionamento sull’inizio del racconto, sulle sue premesse a monte, e poi su tutto quello che succede in mezzo, e ancora e soprattutto su ciò che volevamo davvero raccontare, sul senso stesso di tutto. Pensi alla conclusione, ma in realtà, pensi a tutto.

L’unico rischio di impostare un laboratorio a partire dallo studio dei finali riguardava proprio gli spoiler. E’ un peccato rovinare il finale di certi film o libri a chi non li ha ancora visti o letti, no? Poi mi son detto che qualche rinuncia bisogna sempre farla, nel duro processo dell’apprendimento. Mi sarei impegnato a rendere il processo meno duro possibile, o meglio, anche duro, ma piacevole. E in cambio corsiste e corsisti avrebbero dovuto accettare qualche storia spoilerata. Che poi, diciamocelo, mantenere un segreto sui colpi di scena delle storie oggi è davvero complicato. Io avrei fatto meno danni di Wikipedia.

Quindi, eccoci qua. L’autunno è alle porte, anzi, è già arrivato, e a breve ritorna il laboratorio "Spoiler".

Di sicuro online, ma pian piano definiamo tutte le modalità! 

E, per cominciare subito a rovinarvi un finale: ecco quello di Casablanca, regia di Michael Curtiz, con Humphrey Bogart, Ingrid Bergman e Claude Rains. Ai nomi dei due protagonisti ho aggiunto quello del bravo attore Claude Rains, che interpreta il Capitano Renault, perché… Be’, ne parleremo (continua).

giovedì 9 aprile 2020

2020 L'anno del non contatto


Di recente mi è stato chiesto quale fosse per me la parte migliore del mestiere di scrivere. Ho risposto come al solito: che si fa da casa, e che si fa da soli.
Scrivo questo post durante i giorni del lockdown italiano a causa dell’emergenza dovuta al covid-19. Chi legge il post in questi stessi giorni non avrebbe bisogno di questa spiegazione, ma io sono di quelli che continuano a postulare l’esistenza di una vita dopo l’emergenza covid. Quindi specifico, in favore di qualche lettore del futuro.
Schermi bianchi, sale vuote
Siamo chiusi in casa per evitare che il contagio si diffonda e il nostro sistema sanitario collassi (o finisca di collassare in questo momento, fate voi). Per me non è cambiato molto, visto che in casa ci stavo sempre anche prima, per tanti, come ad esempio tutti o quasi gli altri lavoratori del mondo dello spettacolo, è cambiato tutto.
E’ interessante come questa emergenza – che non è una guerra, se non altro per il fatto che la guerra è sempre sbagliata – stia schiacciando tanti di noi sul tempo presente. Un eterno presente fatto di guai, morte, insonnie, ansie, claustrofobia, paure, file per il supermercato, mascherine, propaganda, manipolazione, solitudine, mancanza di solitudine, statistiche.
Ci vivevamo anche prima in un eterno presente, ma avevamo almeno l’illusione del futuro. Oggi il futuro esiste solo come ipotesi meramente teorica. In teoria, il futuro dovrebbe esistere. In pratica, non lo sappiamo.
Nell’ambito delle arti performative e audiovisive, i discorsi che riguardano il futuro sono piuttosto frequenti in queste settimane. Per semplificare, in pratica facciamo “come se”.
Sviluppiamo un progetto. Scriviamo un copione. Riscriviamo un copione. Prepariamo un bando. “Come se” ci fosse un futuro in cui quel copione verrà realizzato, ci sarà un casting, verrà messa in piedi una troupe, ci sarà un pubblico seduto in una sala buia a guardare un’opera proiettata su un telone bianco o a godersi dei simpatici guasconi che saltellano su un palco.
Ma nessuno può dirci se e quando e come questo si avvererà. Se prima vivevamo in un settore molto instabile, oggi viviamo in un settore ipotetico. E’ un’ipotesi, il nostro lavoro. Anche il mio, che continuo a scrivere, dunque a lavorare, ma non so bene per cosa, per chi, per quando.
La parola d’ordine è diventata “distanziamento”. Evito di aggiungerci l’aggettivo “sociale”. Distanziamento basta e avanza.
Nel discorso semplificato della politica, il distanziamento oggi è la strada per tornare alla normalità domani. Anche se la normalità di domani probabilmente non assomiglierà a quella di ieri, aggiungono.

mercoledì 20 dicembre 2017

NELL'OCCHIO DI CHI GUARDA

Fuori dal Pantages, in attesa di una cerimonia degli Oscar,
un migliaio di anni fa.
A me sembra una coincidenza interessante, ma magari sono io che mi sbaglio. Quest'anno, abbastanza accidentalmente, nel listone dei film candidati dai vari paesi come Migliore Film in Lingua Straniera agli Oscar 2018, a guardar bene si potevano trovare non uno, bensì due film italiani. Sono coinvolto in uno dei due, e cioè "The Space Between" di Ruth Borgobello, avendolo scritto insieme alla regista. Ma il nostro era il candidato dell'Australia, essendo una co-produzione per l'appunto tra Italia e Australia. Il vero candidato italiano invece era "A Ciambra" di Jonas Carpignano. 
Sia detto tangenzialmente, nessuno dei due è entrato nella shortlist dei nove nominati.
Probabilmente era già successo che ci fossero due film italiani nel listone prenatalizio dei candidati (quest'anno si è fatto il record, con oltre 90 paesi proponenti), ma rimane comunque una bizzarria dell'annata. A cui si aggiunge un'ulteriore circostanza bizzarra, finora passata quasi sotto silenzio: come film "italiani" sono decisamente... poco italiani.

martedì 5 luglio 2016

CLOUD ATLAS: e se Miniero e Genovese fossero i nostri Wachowski?

Fino a qualche anno, sulle riviste specializzate e non, si faceva un gran parlare delle cosiddette strutture multilineariCloud Atlas potrebbe essere una buona occasione per riprendere il filo del discorso - oppure per tagliarlo una volta per tutte.
Sei linee narrative si intrecciano in questo film girato, curiosa quanto inutile coincidenza, proprio a sei mani da Tom Tykwer (quello di Lola corre), e dai fratelli Wachowski (quelli di Matrix Revolutions). Sei linee ambientate in sei periodi diversi, e tenute assieme da collegamenti testuali o attoriali più o meno stringenti.
In un futuro post-catastrofico Tom Hanks, un valligiano dedito alla propria autoconservazione, deve accompagnare una Halle Berry vestita di bianco e dunque appartenente ad una società superiore (i Prescienti) in un viaggio decisamente rischioso.

sabato 16 aprile 2016

L'ETERNO RITORNO (considerazioni perplesse sulla rinascita del cinema di genere in Italia)

In Italia si ha sempre nostalgia di qualcosa.
La critica nostrana (di sottobosco o mainstream) da tempo auspica un “ritorno al cinema di genere”. Film recenti hanno ritirato fuori l’argomento. Ma stiamo davvero tornando al cinema di genere? E di cosa parliamo quando parliamo di genere?
Ho sempre pensato che il cinema di genere abbia a che fare tanto con le caratteristiche narrative dei film quanto con le aspettative del pubblico.
In un certo senso si potrebbe dire che non può esistere un film definito di genere senza un sistema più o meno articolato di aspettative da parte del pubblico.
Quando ci si aggira in libreria e si va nella sezione “gialli”, ad esempio, ci si aspetta di trovare romanzi in cui ci sia un’indagine, delitti o crimini, atmosfere specifiche, una scrittura il più delle volte asciutta, ecc.
Supponiamo che esista un paese tropicale in cui nessuno ha mai letto un giallo. Supponiamo che arrivi una spedizione di buoni colonialisti  con un’Agatha Christie a caso. Supponiamo che nel paese in questione siano selvaggi, ma buoni lettori. Nessuno si aspetterà niente di particolare dal libro: il testo verrà percepito come un prototipo, oppure riportato alle conoscenze locali.
Un giallo dal punto di vista di chi conosce già il genere, un libro e basta dal punto di vista di ipotetici lettori digiuni.
Ovviamente non è un caso molto realistico. Ma in quella situazione-limite, questo è il punto, il giallo della Christie non verrebbe letto come se fosse un libro di genere.


giovedì 16 luglio 2015

MEET ME IN FRIULI

Le riprese sono terminate, e il film è partito per l'Australia per montaggio e post-produzione - il che potrebbe sembrare curioso, ma non lo è poi tanto visto che si tratta della prima co-produzione italo-australiana mai realizzata. Parlo di "The space between", il debutto come regista di lungometraggi di Ruth Borgobello, prodotto da Idea Cinema di Claudio Saraceni, Mondo Studio Films e Fantastificio, e ambientato nel nostro bellissimo e poco conosciuto Friuli (ma per tutti i dettagli tecnici e i nomi meglio consultare Imdb e FilmItalia).
Ho l'onore (e il piacere, e il privilegio e... e via così) di firmare la sceneggiatura insieme alla regista: una collaborazione che risale a diversi anni fa, nasce da una storia che viene dal vissuto di Ruth e del marito Davide Giusto (producer per Mondo Studio), e finalmente è a pochi passi dal vedere la luce del proiettore e il buio delle sale.

giovedì 12 febbraio 2015

SI SCRIVE LOW BUDGET! LEZIONE ZERO


1.

Che cos'è un film low budget? Non è solo un film che costa poco. E' soprattutto un film in cui paghi poco chi lo fa. Alle volte non lo paghi proprio, ed ecco servito un film no-budget.
Ma tutti i film costano. Per definizione. E' vero, oggi la pellicola non è più un problema (o forse sì, ma solo per il fatto di non usarla, comunque non aprirei il dibattito), il montaggio te lo puoi fare in casa, e le videocamere digitali te le tirano dietro. Ma le voci di spesa continuano (almeno in teoria) ad essere numerose.
Uno sceneggiatore che scrive in tempi di crisi è perfettamente consapevole di questo primo fondamentale assunto:

"Tutto ciò che scriverò avrà un costo".

E se non sarà un costo in termini di soldi reali, lo sarà in termini di investimento di tempo e di lavoro da parte di regista, attori, troupe. Che è sempre una bella responsabilità.


2.

Lo confesso: ormai non riesco più a vedere i filmoni americani. E mica per questioni estetiche. E' solo che appena vedo un film americano penso: ecco, per girare questi dieci secondi hanno già speso l'intero budget del film italiano che ho appena finito di scrivere.

lunedì 26 gennaio 2015

PERCHE' E PER COME DI "SCENEGGIATURA LOW BUDGET" A OPEN

Alla libreria Open di Milano, il 14 febbraio, terrò un workshop di scrittura per il cinema chiamato Sceneggiatura low budget. Fa parte di una serie di corsi e laboratori sul tema che sto organizzando in giro per l'Italia. Parleremo di cinema low budget, di webseries, di sceneggiatura e di tante altre cose. Vedremo spezzoni di film (mica posso parlare per otto ore di fila...), faremo esercizi sull'argomento, e qualche pausa caffè (il luogo si presta).
Riguardo a questo laboratorio ci sono alcune domande che aleggiano nell'aria. Non ignoriamole e proviamo a rispondere.

"E' un laboratorio rivolto a tutti?"
Sì. Siamo ad "Open", quindi il corso è "open".
Si può avere esperienza di scrittura per il cinema oppure non averne. Chiunque voglia impratichirsi con la scrittura per il cinema o in generale per l'audiovisivo è il benvenuto. 

"Ho capito. Ma low budget... in che senso?"
Oggi chi vuole scrivere un film, un corto o una web-series deve tenere conto dei cambiamenti degli ultimi anni. Difficilmente una produzione, per girare, ti darà in mano i budget di un tempo. Uno può pure provare ad arrangiarsi (grazie alle nuove tecnologie digitali), ma anche qui la mancanza di fondi e di sostegno comporta molti rischi e problematiche.
In entrambi i casi, il problema è anche e soprattutto di chi scrive. Quindi uno sceneggiatore, che sia o meno regista, deve imparare a districarsi tra costi e limitazioni. Se no si mangerà il fegato ad oltranza, che non è il massimo.

sabato 27 dicembre 2014

UN PO' ADULTI, UN PO' BAMBINI... LOW BUDGET, LABORATORI DI SCENEGGIATURA

Credo che, oggi, in questi tempi di ristrettezze economiche perenni, uno sceneggiatore abbia solo due alternative: o diventare adulto in fretta o restare ragazzino per sempre.
I ragazzini ispirano simpatia (ok, non sempre): sono anticonformisti, casinisti, capricciosi, liberi, egocentrici. Gli adulti sono più affidabili, ma anche più noiosi.
Eppure c'è poco da fare: oggi le limitazioni economiche sono tali e tante, che se non si fa emergere un po' del proprio lato maturo, il mondo dello spettacolo farà a meno di te.

Il problema è che si tratta di una piccola contraddizione: chi fa spettacolo (cinema, webseries, TV, teatro...) resta sempre un po' ragazzino. La componente del gioco è imprescindibile. Se no meglio fare un lavoro da persone serie, e poi sbizzarrirsi nel proprio tempo libero con un hobby qualsiasi.
Ma se si vuole essere bravi autori di cinema, teatro, narrativa, l'ideale sarebbe non avere bisogno di sfogare la propria parte puerile fuori dall'orario di lavoro.

Ecco qui il problema: due esigenze e l'impressione che vadano in direzioni davvero opposte. Da una parte, il fatto che i soldi che girano nel mercato dell'audiovisivo sono molti meno che in passato - quindi: 1) si guadagna di meno 2) bisogna scrivere cose che costeranno di meno, molto di meno.
Dall'altra, la necessità di continuare a restare un po' bambini, l'importanza di sognare in grande, il bisogno, per fare un buon lavoro, di rischiare, di proporre cose nuove, originali, mai tentate prima. Come fare a conciliare queste due spinte apparentemente inconciliabili?

E' anche per questo che ho pensato ai laboratori e corsi di sceneggiatura che vanno sotto il nome di "Low Budget!"
Perché, per tenere insieme la nostra parte adulta e quella più sgangherata (entrambe indispensabili), la tecnica e le regolette servono ma non bastano: bisogna far propria una particolare mentalità, fatta di dedizione alla causa, voglia di rischiare, e conoscenza del mondo che ci circonda. Restare adulti e diventare bambini.
E proprio di questa mentalità cercheremo di parlare nei nostri incontri.
A breve proporremo due versioni diverse dello stesso format.
A Milano, in versione workshop, il 14 febbraio, alla Libreria Open.
A Roma, in versione corso di 20 ore, alla Libreria Altroquando, 21 e 22 febbraio, e 7 e 8 marzo.
Senza presunzione, con un approccio pragmatico, e con la voglia di tirarsi fuori dalle secche del periodo usando al meglio le uniche armi di cui disponiamo: il lavoro e il talento.

lunedì 15 dicembre 2014

WES ANDERSON E IL TOCCO DI LUBITSCH

Da "Ninotchka" di Ernst Lubitsch. Quando basta un
 cappello per spiegare un sacco di cose...
Ma Grand Budapest Hotel ha davvero qualcosa a che fare con il tocco di Lubitsch? Se n'è fatto un gran parlare, e qualche collegamento tra il film di Wes Anderson e l'opera di Ernst Lubitsch c'è di sicuro. Ok, i fondali dipinti. Ok, la Mitteleuropa. Ok, qualche porta chiusa.
Ecco, sono proprio le porte chiuse che mi fanno venire qualche dubbio. Le porte di Lubitsch restavano chiuse non per nascondere la realtà dei fatti (tradimenti, sesso, truffe... ma soprattutto sesso), ma per dire di più riguardo alla realtà. Un'allusione e lo spettatore capiva tutto, con doppi-tripli-infiniti sensi. Il Codice Hays c'entrava, sì, ma ricordiamo che lo stile di Lubitsch si forma prima che il Codice Hays diventi normativo. Dunque, l'allusione non era solo necessità strategica, era, almeno in parte, volontà e scelta stilistica.
Il mio sospetto è che, invece, le porte chiuse di Anderson non servano a dire di più, ma proprio a omettere di più. Penso a quello stiloso di Wes Anderson, e ho sempre più la sensazione che il ragazzo non sia poi tutto questo compagnone. Altro che porte chiuse: qui si tratta di serrature a doppia mandata. Un mondo opaco.
Parlare di opacità in Lubitsch, d'altra parte, sarebbe assurdo. Per lui il mondo era conoscibile, non c'è alcun mistero: il gioco di specchi serve a farci divertire di fronte alle nostre stesse assurdità, non a mistificare una realtà opprimente e sgradita.
"Mancia Competente", ombre sul letto...
Per Anderson... Be', difficile entrare nella testa della gente.
Di certo c'è qualcosa di idiosincratico nell'universo sociale del regista texano. Misantropia forse non è la parola giusta. Indisponibilità a livello umano, invece, sarebbe un eccesso interpretativo.
Sinceramente, però, così come lui non ha voglia di dire di più, non so se io ho voglia di approfondire. Ci sono autori aperti e autori chiusi. A ciascuno il suo. Detto questo, forse Anderson ha provato davvero a rifare Lubitsch, forse no, di certo non ha ripetuto il miracolo di quell'arte perduta. Il tocco di Lubitsch, autore che continua a sorriderci malizioso e senza bronci, era dietro un'altra porta chiusa.

(martedì 16 dicembre, ore 20 e 30, Saronno, Libreria Pagina 18, a cura dell'Associazione Verbanova, per Lezioni di Cinema: "Grand Budapest Hotel")

mercoledì 10 dicembre 2014

INCONTRI DI CINEMA A SARONNO: GRAND BUDAPEST HOTEL

Il 16 dicembre, ore 20 e 30, presso la Libreria Pagina 18 di Saronno, ultimo appuntamento del 2014 di "Lezioni di cinema" con Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Le abbiamo chiamate "lezioni", ma non certo nel senso delle lezioni frontali. Io mi limito a dare un piccolo inquadramento prima del film, e a proporre qualche chiave di lettura dopo il film. Poi si va di chiacchiera fino a che non ci cacciano. Organizza l'Associazione Verbanova, cura la serata il sottoscritto, Mario Mucciarelli, ci cacciano quando è ora Carla e/o Giulio della Libreria Pagina 18. Nel 2015 altri incontri e altre proposte (anche una serata Hitchcock, ad esempio, tanto per tentarvi...).

venerdì 28 novembre 2014

A ME BASTAVA UNA CRAVATTA... OMAGGIO A WOODY ALLEN


"Vuoi dire che... che... avremo un bambino?"
"Sarà il mio regalo di Natale."
"...Ma a me bastava una cravatta."

Il 4 dicembre esce Magic in the moonlight, il nuovo film di Woody Allen.
Ma non è la sola ricorrenza dei prossimi giorni che riguarda l’autore di Prendi i soldi e scappa, Manhattan e Crimini e misfatti: il primo dicembre il ragazzo coi capelli rossi e le lentiggini di Brooklyn che vendeva battute già da adolescente, compie... 79 anni.
Per festeggiare l’uomo che ha scritto “Voglio tornare nell’utero... di chiunque!” il 2 dicembre  alla libreria Pagina 18, l’Associazione Verbanova presenta “Omaggio a Woody Allen”.
Metteremo in evidenza momenti più conosciuti e momenti meno conosciuti della carriera di Allen, vedremo spezzoni di film e spettacoli, leggeremo brani dai suoi libri umoristici, racconteremo la vita, gli amori, e il percorso artistico dell’uomo che ha detto: “Mi avvicinai alla mia ex moglie fluttuando e le chiesi e se non voleva fare di nuovo l’amore con me e rinverdire i vecchi fasti. Lei mi disse: sul mio cadavere. E io: perché no, è come l’abbiamo sempre fatto!”
Insomma più che una serata dedicata a Woody Allen, una festa dedicata a tutti gli alleniani: tutti, nessuno escluso: né i nostalgici del Woody anni ‘sessanta, né i cultori di Zelig, né gli appassionati di Match point.
Venite numerosi! (Prendo una percentuale sugli incassi.)


Non voglio raggiungere l’immortalità con le mie opere. Voglio raggiungerla non morendo mai.”

martedì 11 novembre 2014

IL TITOLO E' PROVVISORIO... I PODCAST!

Ecco i podcast (qui) della trasmissione radio "Il titolo è provvisorio" che ho prodotto con Flavio Stroppini per il Gwenstival 2014. Abbiamo chiesto a sette giovani autori italiani di raccontarci un loro progetto incompiuto.
Ecco, nell'ordine, gli intervistati: Vincent Spasaro (puntata 1), Viola Rispoli (puntata 2), Andrea Nobile (puntata 3), Stefano Rovatti (puntata 4), Chiara Laudani (puntata 5), Cristiana Astori (puntata 6), Giacomo Lopez (puntata 7).
Buon ascolto!

sabato 8 novembre 2014

LEZIONI DI CINEMA A SARONNO: "HER"

Joaquin Phoenix, in "Her"
Il 25 novembre, alle ore 20 e 30, secondo appuntamento con "Lezioni di cinema", l'iniziativa organizzata dall'Associazione culturale Verbanova, e dalla Libreria Pagina 18 di Saronno. Stavolta parliamo di Her il film di Spike Jonze che si avvale della faccia di Joaquin Phoenix e della voce di Scarlett Johanson. Sul valore del film discuteremo in quell'occasione, ma ammettiamolo: non è stato un piccolo colpo di genio usare solo la voce di Scarlett Johanson, una giovane diva che deve molto del suo successo proprio al suo volto e alla sua fisicità? Joaquin Phoenix, nella foto, sembra chiederselo anche lui: "Davvero? Ci devo solo 'parlare'?!"

lunedì 3 novembre 2014

SCRIVERE E' RISCRIVERE, CORSO DI (RI)SCRITTURA CREATIVA


E se invece di insegnare a scrivere, si insegnasse direttamente a riscrivere? Siamo partiti da questa idea e due anni fa abbiamo messo in piedi il corso Scrivere è riscrivere. Quest'anno si riparte. Dal 22 gennaio 2016 presso la biblioteca Tilane di Paderno Dugnano. 10 lezioni da 2 ore, tanto lavoro sulla pagina, ed esercizi a iosa. Un approccio di consapevolezza che serve per la scrittura, ma può essere applicato anche in altre attività, creative e non. Insomma, non le solite regolette di scrittura, ma quasi una forma mentis. Un modo di guardare e considerare il proprio lavoro che riesca ad essere critico quanto protettivo. Perché il problema non è difendere tutto quello che si scrive, ma imparare a capire cosa va difeso e cosa no. Iscrizioni spalancate!

lunedì 27 ottobre 2014

LEZIONI DI CINEMA A SARONNO: "GRAVITY"


Oggi, martedì 28 ottobre 2014, alle 20 e 30, primo appuntamento con Lezioni di cinema, una serie di chiacchierate su film e varia umanità a cura dell'Associazione Verbanova. La sede è la libreria Pagina 18 di Saronno, la prenotazione è consigliata ma non obbligatoria. Si comincia con Gravity, il film di Alfonso Cuaròn vincitore di sette premi Oscar. Meglio di così...

giovedì 16 ottobre 2014

LOW BUDGET! UN CORSO DI SCENEGGIATURA DANNATAMENTE INNOVATIVO

The Blair witch project, la storia di una ragazza
che non aveva fatto il corso di sceneggiatura
per film a basso costo.
 
"Perché non l'ho fatto? Perché?!"
Ci sono ancora posti disponibili per "Low Budget!", il corso di sceneggiatura per film a basso costo, che propongo alla Libreria Altroquando di Roma (Via del Governo Vecchio, a due passi da Piazza Navona, location notevole). Da loro ho già fatto i miei due seminari su commedia all'italiana vs commedia americana. Tutte le info sul nuovo corso qui. Non siate timidi, telefonate pure alla libreria per i dettagli! E se avete bisogno di delucidazioni, il docente (che poi sarei io) è a disposizione.

LOW BUDGET A GO-GO: DYLAN DOG A ROMA

Chi lo sa quale sarà il futuro prossimo venturo del cinema: si andrà ancora in sala? Guarderemo i film su schermi piccolissimi e portatili? Ci impianteremo i film con un chip direttamente nel cervello? Intanto il presente è pieno di esperimenti low budget, per i quali la sala conta fino a un certo punto. Eccone un altro italianissimo: un mediometraggio su Dylan Dog ambientato a Roma e prodotto per youtube. Si chiama Vittima degli eventi, è stato scritto da uno degli autori di The pills, verrà presentato alla Festa del Cinema di Roma, ed è stato finanziato col crowdfunding. Qualche lancio giornalistico: qui e qui. Insomma, che ci piaccia o no, la fase storica è questa. Il consiglio mio personale è di farsela piacere. Il vantaggio è che, oggi, girare un film può costare anche molto poco. Il difficile rimane ancora scriverlo.  Per chi volesse approfondire: qui.

domenica 12 ottobre 2014

ULTIMA PUNTATA DI "IL TITOLO E' PROVVISORIO"... CON... GIACOMO LOPEZ!

Giacomo Lopez è l'ultimo scrittore intervistato dai microfoni (anzi, dal microfono, perché ne avevo uno solo) de "Il titolo è provvisorio", l'unico programma del Gwenstival a chiedere agli scrittori di raccontarci le loro storie incompiute! Ore 17 e 50. Buon ascolto.